L’atteggiamento di questo giornalista per esempio è quello classico di chi non conosce assolutamente nulla di genetica, OGM e dintorni. Gli è stato detto: “Domani vai in Utah per fare un servizio sulle capre-ragno.” E questo è andato là pensando di trovarsi di fronte ad una chimera metà capra e metà ragno. E il suo atteggiamento, la sua espressione facciale di totale delusione dicono tutto. “Ma queste sembrano capre normali. Dov’è il ragno?” si chiede.
La delusione è palpabile: ma come è possibile -si sta chiedendo – queste capre sono normalissime? Se avesse visto le fragole con il gene dell’antigelo (Di Pietro le chiamò le fragole frankestein, che sanno di pesce perché c’è il gene anti-gelo di un pesce artico) o il mais OGM avrebbe avuto la stessa reazione. Quindi ben vengano questi incontri ravvicinati del terzo tipo.
Nel caso di queste capre è stato inserito un gene per la produzione della proteina della seta in modo tale che possa essere prodotto dalle ghiandole mammarie insieme al resto delle proteine del latte. Ma è così difficile spiegare all’uomo di strada che un gene non è altro che una combinazione di mattoncini più piccoli. Mattoncini che tutti gli esseri viventi del pianeta hanno in comune. E che quella combinazione può essere incorporata in qualsiasi essere vivente e che quel gene esiste in un essere vivente solo per un caso fortuito e per l’effetto della selezione naturale durante milioni di anni. E che per lo stesso motivo quel gene sarebbe potuto apparire in qualsiasi altro essere vivente se il caso e la selezione l’avessero consentito. In un universo parallelo le capre producono seta per costruire i propri nidi mentre i ragni producono latte per nutrire i piccoli. In questo universo parallelo ci sarà sempre un Di Pietro che dirà che mettere il gene del latte nel cromosoma della capra è innaturale e che il risultato è un abominio.
p.s.
in questo universo parallelo i Di Pietro hanno il gene del congiuntivo ovviamente.