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Il cibo è un bene primario. Il supermercato sotto casa ci lucra. Io sono perfettamente contento che lo faccia, altrimenti non potrei mangiare. Senza lucro non c’è produzione efficiente, e dunque c’è povertà e miseria. L’argomento, dunque non è valido, si tratta di moralismo.

L’argomento valido sarebbe chiedersi se nel caso dell’acqua i benefici normalmente validi per altri beni come il cibo si riproporrebbero. Ad esempio, potrebbe darsi che la fornitura dell’acqua sia un servizio soggetto ad esternalità positive, e dunque richieda istituzioni speciali per essere fornito, e non possa essere lasciato al mercato standard. Parlo di istituzioni speciali, e non pubbliche, perché di norma il pubblico non è in grado di risolvere il problema, e non tutte le istituzioni private sono mercati puri.

Questo argomento potrebbe essere valido, e anzi credo che possa essere buono. Ma nessuno lo fa, perché è argomentativamente complicato: conviene fare moralismi.

Poi c’è da chiedersi cosa dica il referendum, e cosa dica la riforma su cui si vota il referendum. Questo non lo so io, e immagino non lo sappia nessuno di quelli che si attiva contro la “privatizzazione”, visto che è improbabile che si tratti di questo. Ma, si sa, in democrazia si vota su ciò che non si sa.

Parrebbe che la “privatizzazione” non esista, infatti, e sia un’invenzione propagandistica dei comitati contrari alla legge. Io non so se sono contrario o meno, non ho letto nulla in materia.

 
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