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C’è un’anomalia, nel giornalismo: la scienza. Mentre per tutti gli altri settori la specializzazione conta, in ambito scientifico le redazioni se ne sbattono allegramente. Di solito di economia scrivono gli economisti, di cultura umanistica i letterati, di gastronomia i gastronomi. Anche il giornalismo sportivo richiede una lunga gavetta, e chi scrive di sport non scrive di altro. Per la scienza no: anche un laureato in scienze politiche può ancora metterci il becco. Ora, sia chiaro: non ho nulla contro gli sconfinamenti disciplinari. Molti dei numi tutelari del giornalismo scientifico provengono da facoltà umanistiche. D’altronde, nel mio piccolo, io sono un fisico al quale è capitato di scrivere anche di biologia o di archeologia. Tuttavia la professionalità impone al giornalista l’aggiornamento, l’approfondimento e soprattutto il controllo e la verifica sempre, a maggior ragione quando si sta pascolando in un territorio sconosciuto. Che ci vuole? Acchiappi il telefono e chiedi il parere di un esperto, al quale poi mandi in rilettura il tuo pezzo. Peraltro in questo caso specifico al giornalista sarebbe bastata la consultazione di un dizionario scientifico. Macché: ionizzazione = trasformazione della materia in energia. Pacifico e tranquillo.